Educare alla autodifesa

Sommario:
Progetto "Educare alla autodifesa. La difesa personale prima del contatto fisico".

03.06.2014

Premessa

Ad oggi lo scenario nazionale ed internazionale ha registrato importanti trasformazioni sia sociali che politiche sul tema dei diritti umani e sulla parità tra i generi. Nonostante questo però, in Italia e in Europa esistono situazioni sommerse in cui ancora si esercitano violenza, soprusi, prepotenze e prevaricazioni. Nello specifico della violenza di genere, le donne subiscono ancora violenza psicologica, fisica, economica e molestie sul posto di lavoro. La maggiore informazione e le nuove leggi esistenti non sono bastate a sconfiggere i pregiudizi e gli stereotipi che ci vengono tramandati di generazione in generazione; molti uomini e molte donne hanno dentro di sé una cultura di genere distorta, proveniente da una educazione che trae le radici da una società patriarcale.
Il problema della sicurezza urbana sta diventando sempre di più un fenomeno sociale imponente; esiste una crescente richiesta di sicurezza specialmente da parte delle donne, richiesta che non può essere trascurata laddove sicurezza sta per spazio dove poter coltivare i propri diritti individuali e collettivi. Ma la sicurezza è anche una nostra responsabilità, tutti possono ridurre i rischi comportandosi con buon senso ed utilizzando azioni preventive. Il progetto vuole essere una proposta per acquisire tutti gli strumenti per far fronte a qualsiasi tipo di situazione imprevista, sviluppando realmente l’attitudine alla difesa.
Bisogni
Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi “evoluti” dell’Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell’omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una ricerca del Consiglio d’Europa afferma che l’aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo. E tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche. Episodi anche nel nostro territorio quasi quotidiani evidenziano che l’incolumità delle donne è a rischio, soprattutto tra le mura domestiche. La casa, ambiente centrale per la salvaguardia e la tutela della famiglia, spesso diventa teatro di efferate violenze fisiche e psicologiche. Le richieste di aiuto, in continuo aumento, sono un grave segnale. Non esistono luoghi esenti e negarne l’evidenza significa sottovalutare la pericolosità del fenomeno e non aiutare le donne. La solidarietà con loro è importante: potrebbe capitare ad ogni donna. La violenza ha varie forme: molestie sul posto di lavoro, umiliazione psicologica e poi violenza fisica.

Bisogni del territorio

Esiste una crescente richiesta di sicurezza specialmente da parte delle donne, richiesta che non può essere trascurata laddove sicurezza sta per spazio dove poter coltivare i propri diritti individuali e collettivi.
Il progetto propone un percorso di sensibilizzazione sul tema della violenza e offre un programma educativo di difesa personale. Ben lontano da un semplice corso finalizzato solamente all’insegnamento di tecniche troppo spesso inefficaci, l'educazione all'autodifesa vuole aiutare le persone a valutare oggettivamente le proprie potenzialità nascoste, ma anche i propri limiti. Si vuole favorire la riscoperta e la valorizzazione dell’individuo come soggetto attivo, imparando a gestire al meglio delle situazioni critiche che esigono un tempestivo piano di emergenza e una pronta reazione: dagli attacchi verbali, alle molestie, fino alle vere e proprie aggressioni.
Il progetto si inserisce nelll' esperienza precedente con medesima proposta al terriitorio bergamasco nel 2009 svolta dall' Associazione La mimosa con la collaborazione dell’Assessorato Pari Opportunità, dell’Assessorato Sicurezza e Vivibilità del Comune di Bergamo, della Consigliera di Parità della Provincia di Bergamo e la Cooperativa Il cerchio di gesso rispondendo con successo alla richiesta di 140 donne dai 16 agli 80 anni.
Educazione e autoddifesa
Generalmente le arti marziali e la difesa personale sono considerate attività violente con la tendenza a credere che chi le pratica, le possa sfruttare in ogni circostanza, sia per difendersi tanto quanto per ottenere un certo predominio sugli altri, abusando delle sue capacità.
Abbiamo scelto il termine educazione perché è la parola più idonea al lavoro che si vuole svolgere, costruendo una metodologia d'insegnamento basata sui principi che rendono le arti marziali funzionali, ma che possono essere alla portata di tutti. Il significato della parola “educare”, che deriva dal latino ex-ducere, “tirar fuori” o “far venir fuori”, è anche legato al concetto di aiutare una persona a crescere, a diventar sé stesso e ad imparare a dare sempre il meglio di sé in ogni cosa.
È interessante notare a questo punto l’analogia che vi è tra il significato del termine “educare” e le arti marziali. Entrambe si propongono di migliorare l’uomo attraverso l’unione di corpo, mente e spirito, lasciandolo libero di crearsi un comportamento sociale su misura e auto-regolato, più che imposto dalla società esterna.
L’educazione alle arti marziali o alla difesa personale, come ogni altro tipo di educazione, deve passare prima attraverso la pelle e attraverso il corpo, per poi poter giungere alla ragione, ma l'obiettivo del corso è la consapevolezza delle nostre potenzialità e delle nostre debolezze. Soprattutto quest'ultime devono essere consapevolmente valutate per non essere d'intralcio in un momento di reale pericolo.Questo ciclo di lezioni cercherà di sviluppare nelle persone un po' più di sicurezza nell'affrontare la quotidianità; tale esperienza ognuno dovrà poi adattarla al proprio stile di vita, alle proprie abitudini, alle proprie capacità fisiche ed emotive.

Target di popolazione coinvolti o destinatari delle azioni

Le attività sono rivolte ad un pubblico giovane ed adulto con attenzione alle donne di ogni età e cultura.
In particolare questo tipo di corso di autodifesa si rivolgono a donne che hanno un orientamento e una opinione “pacifista”, che s’ispirano cioè al principio del massimo rispetto della persona anche nelle sue manifestazioni più aggressive e violente. Per facilitare la partecipazione delle donne, il primo corso sarà realizzato all'interno del grande Parco cittadino della Trucca (limitrofo nuovo Ospedale di Bergamo) durante gli eventi di “Bergamo Estate 2014” organizzato dal Comune di Bergamo, mentre il secondo corso sarà organizzato presso ASD Ananda in via Angelo Maj, 10/i Bergamo.

Il disagio per le violenze di cui siamo quotidianamente testimoni nasce dall’ impotenza psicologica, alimentata dall’incapacità tecnica e culturale di affrontare e risolvere situazioni pericolose per le donne. Esistono due tipi di donne, donne che hanno paura di tutto, incapaci di difendersi, e donne che reagiscono solo se devono difendere qualcun altro, ma che sostanzialmente temono il contatto fisico. Ciò che verrà insegnato nel progetto è innanzitutto far scontrare le persone con i propri blocchi per far superare loro il problema.

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